in sottofondo : Vid Spilum Endalaust   ... per ricordare e piangere in tua compagnia ... mi manchi ...

Andrea
"Cogliere la leggerezza dell'essere
può divenire un faticoso percorso;
volare sopra tutto quello che sei stato
e che domani sarai.
Gentile è l'attimo che ti si presenta talvolta,
generosa la vita che te lo offre .....
la verità è che puoi solo sorridere
all'istante di fragorosa intensità che ti accade."

"Sempre chiamai la rotta

ma nessuno capì le parole mie

e nel dolce navigar di questa vita

colsi le gemme più care

senza dimenticar le lune"

Nulla avrebbe presagito una serata così piena...di musica così pura, libera, sentita

il viaggio che noi giovani compiamo
è non solo nel mondo né solo dentro di noi
ma è un viaggio che ci lega al mondo
ai luoghi in cui passiamo
e nelle persone che conosciamo
permettendoci di amare la vita
per quello che è
un lungo viaggio

Il tuo sole che poche ore fa schiacciava le cose sotto la tua luce dritta e bianca
si accinge ad inondare l'orizzonte occidentale dei più vari colori
nei moti della sua agonia certi spiriti poetici troveranno delizie nuove
scopriranno abbaglianti colonnati, cascate di metallo fuso, paradisi di fuoco
uno splendore triste, la volutta del rimpianto
tutte le magie dei tuoi sogni, tutti i ricordi delle esperienze del vivere quotidiano
ed il tramonto apparirà in effetti come la meravigliosa allegoria di un'anima colma di vita
che cala dietro l'orizzonte con una stupenda provvista di pensieri e sogni

Sono cosciente e spettatore passivo della mia autodistruzione. Mi crogiolo nel dolore, cercando di affogare i pensieri nell'alcool. Cosciente, perfettamente consapevole che non serve, e non servirà a nulla...
Ma nel momento, nel mentre... com'è dolce il suono del malessere, com'è accattivante la disperazione, com'è meravigliosamente insensato tentare di scappare. Credere di potercela fare. Sentire il proprio dolore mischiarsi come melma con il proprio io. Sentire svanire l'ego che tanto amiamo in un marasma caotico. Com'è sottile la linea tra la vera cognizione della realtà e l'autocommiserazione...
Com'è soave rimanere in bilico su quella sottile linea...
Sarà poi vero che le cose vanno come devono andare? Sarà poi vero che l'ineluttabile proseguire del destino è, simultaneamente, inarrestabile e dovuto?
E' necessario fare i conti con il reale, ciò che è. Ma ciò che è, doveva per forza essere?
Mi sembra un discorso di comodo, oggi in particolar modo.
Non vedo come sia possibile affermare che: le cose dovevano andare così. Non vedo come sia possibile soprattutto se non ci si rende conto di quello che sta accadendo. Non vedo come sia possibile se, per evitare l'(in)evitabile, non ci si è mossi di un millimetro, non ci si è voluti muovere, credendo che fossero gli altri (obbligati, per qualche strana ragione) a muoversi verso di noi...
Le cose dovevano andare così?
Sarà poi vero?
Nel tentativo di costruire, creare qualcosa (qualsiasi cosa sia) è possibile credere di non muovere un dito? Di non riflettere un istante su quello che si ha e che si vuole?
La vita prosegue, lo so... Ma non accetto e non accetterò mai la rassegnazione di chi crede che le cose debbano essere dovute, che la vita sia dovuta. Non accetto un discorso di questo tipo. Non accetto chi crede che nella vita non sia necessario un passo in più, un passo non per forza in avanti o indietro: anche solo di un passo laterale, per vedere le cose da un'altra prospettiva.
Non accetto. Non posso capirlo.
Non posso capire chi non prova (e non pensa nemmeno di poter provare) a soffiare sopra a ciò che gli accade: e rimane immobile, pensando che tanto, le cose dovevano andare così.
Immobili.
Le cose forse possono solo andare verso una direzione. Forse esiste solo una possibilità, una via, e noi abbiamo solo una parvenza di scelta.
Ma la finta rassegnazione, la finta delusione, la mortificazione di ogni cosa che accade, perchè "TANTO E' COSì!" no.
Non provare a fare nulla, non tentare nemmeno un'altra strada, non dare nemmeno un'occhiata leggermente "storta" alla vita, e poi credere che non c'erano altre possibilità è una presa per il culo verso sè stessi.
Perchè (forse) le cose sarebbero state uguali ma, in questo modo, non hai la possibilità di arrogarti nessun diritto verso te stesso, e soprattutto verso gli altri.

Non ero sicuro di volerci andare, non avevo le forze. Ero stanco. Scoglionato. Poco incline a trascorrere una serata da solo, al caldo afoso di un locale.
Non ho idea di cosa mi abbia fatto capitare all'Estragon ieri sera...
Ma il punto è che io, all'estragon, non ci sono stato.
Non ci ho nemmeno messo piede.

Zitti tutti: il concerto sta iniziando..

Il capannone si dilata, in ogni direzione... Le pareti scompaiono, le luci si fanno sempre più insistenti ed accecanti. Inizio ad avvertire un forte freddo, vicino al petto, e il battito cardiaco si fa irregolare...
Mi guardo intorno, ma non c'è più nessuno. Non un'anima viva intorno a me. Solo note, musica e frastuono, melodie e caos.
L'istante dopo sono già a migliaia di anni luce da questo misero pianeta, volando nello spazio, scivolando tra tappeti di stelle...
Un attimo di distrazione, un buco nero. Riemergo dalle profondità del cosmo solo per assistere all'esplosione di una supernova. Il rumore è assordante, avvolgente...
Mi lascio cadere nel vuoto di una nebulosa color ocra.
Finalmente tutto mi è chiaro.

Torno sulla terra.
O forse no.

Anywhere I lay my head, I
see you joking with
thousands fairies, asking
the moon
for a sad,
holy,
lonely tear...

Non è facile rendersi conto di cosa succede...
Ultimamente mi sento costretto. Non so bene da cosa. Sento le maglie dell'insofferenza stringersi su di me, dita gelide che mi sfiorano la schiena.
Non ci faccio molto caso. Non voglio prestar loro attenzione. So che probabilmente è una cosa passeggera. Spero che lo sia, come tutte le altre volte.
Mi perdo nei miei pensieri, non riesco più ad addormentarmi.
Cerco di distogliere lo sguardo e la mente su altro. Per non guardare me, per non guardare nessuno.
E a tratti non mi va bene...
Ma non ci posso fare nulla. Preferisco restare solo, a pensare a pensieri troppe volte già pensati, per non rapportarmi con le persone che mi circondano...
Succede spesso.
Ma non so davvero cosa farci. Ma è così...
Lo so... non è facile...
Credo di essermi innamorato.

 

Pulk/Pull Revolving Doors
There are barn doors
And there are revolving doors
Doors in the rudders of big ships
And there are revolving doors
There are doors that open by themselves
There are sliding doors
And there are secret doors
There are doors that lock
And doors that don't
There are doors that let you in and out
But never open
And there are trapdoors
That you can't come back from
Pulk/Tira le porte girevoli
Ci sono i portoni del granaio
E ci sono porte girevoli.
Porte sui timoni delle grandi navi
E ci sono porte girevoli
Ci sono porte che si aprono da sole
Ci sono porte scorrevoli
E ci sono porte segrete.
Ci sono porte che si chiudono e porte che non si chiudono.
Ci sono porte che ti lasciano dentro e fuori
Ma non si aprono mai.
Ma ci sono trabocchetti.
Da cui non puoi tornare indietro
Takeshi Kitano, regista
« Non sono il migliore in alcuna delle cose che faccio, ma nessuno è migliore di me nel farne così tante »
 
cent'anni di solitudine libro di "Gabrièl Garcia Marquèz"
L'atmosfera era così umida che i pesci sarebbero potuti entrare dalle porte e uscire dalle finestre, nuotando nell'aria delle stanze.